Diritto alla Festa

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ACCESSIBILITÀ, ECOLOGIA, SPERIMENTAZIONE

Estate al Torrione – Roma

Un’estate di cultura, innovazione e comunità Il festival, organizzato dai circoli Arci 30 Formiche, Nonna Roma e Sparwasser, è pensato per dare continuità estiva alle attività che i circoli portano avanti nelle proprie sedi durante il resto dell’anno. Si cerca di coinvolgere un pubblico più ampio rispetto alla comunità dei soci arci senza rinunciare a linguaggi musicali sperimentali e innovativi. Ogni giorno la proposta di musica originale si alterna a incontri di approfondimento culturale e iniziative sociali e mutualistiche. Con l’obiettivo di restituire alla collettività uno spazio che gode di un’importanza storica ma poco valorizzato e poco vissuto, trasformandolo in una piazza di aggregazione per le diverse anime che vivono il quartiere. Per questo teniamo molto al carattere accessibile delle iniziative (sempre totalmente gratuite) e alla sostenibilità ecologica dell’intera iniziativa pensata nel totale rispetto del sito storico/ambientale che ci ospita e delle esigenze dei cittadini che lo vivono tutto l’anno con i quali condividiamo intenti ed opportunità. La somministrazione di cibo e bevande ha prezzi popolari, ma soprattutto è totalmente plastic-free e aderisce alla campagna SPLAI (Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana), inoltre è pensata per coinvolgere in maniera attiva realtà commerciali di quartiere che conservano un approccio etico.

SPERIMENTAZIONE

FARM Festival – Putignano e Alberobello (BA)

Scoprire, non vendere: il valore della cura nei festival indipendenti Il FARM Festival (organizzato da Consorzio I MAKE), un festival che da 13 anni prova a connettere arte, natura e comunità nel cuore della Murgia dei Trulli, tra Alberobello, Putignano e i luoghi di confine del Sud Est Barese. Ma più che raccontarvi un festival, oggi vorrei provare a condividere con voi una traiettoria. Un percorso di trasformazione che ci ha portato a mettere in discussione i modelli dominanti nel nostro settore. Perché oggi parlare di festival non significa solo programmare contenuti, ma chiedersi: a chi parliamo? con quale linguaggio? in che rapporto siamo con lo spazio, con il tempo e con la comunità che ci ospita? Il contesto – “Fare un festival oggi in Puglia” Negli ultimi 15 anni la Puglia è diventata una delle regioni più vivaci d’Italia in termini di festival. Ed è bellissimo: artisti internazionali, pubblico crescente, un ecosistema musicale in fermento. Ma… in parallelo, è esplosa anche la competizione, i cachet fuori controllo, la corsa al sold out, l’overtourism e le logiche da evento blockbuster. E a un certo punto, io e il mio gruppo ci siamo chiesti: “È davvero questo quello che vogliamo essere? È davvero qui che vogliamo andare?” Il nostro modello – “FARM Festival non è solo un palco” Il FARM nasce nel 2012 in una masseria del ‘700, la Masseria Papaperta, vicino al Parco di Barsento. Non c’era niente intorno, solo natura, pietra viva e una voglia matta di fare. Abbiamo portato lì musica, illustrazione, danza aerea, cortometraggi, artigianato e cibo locale. Ogni edizione ha avuto un respiro nuovo: abbiamo attraversato masserie, parchi archeologici, rioni storici, ciclabili e centri culturali rigenerati. Sempre con lo stesso intento: non solo programmare spettacoli, ma creare esperienze di scoperta collettiva. In dodici anni abbiamo ospitato artisti come COSMO, Dargen D’Amico, The Notwist, I Hate My Village, MYSS KETA, Dutch Nazari, Studio Murena, Timber Timbre, e molti altri. Ma il nostro orgoglio più grande non sono i nomi, ma il fatto che il pubblico venga per fiducia. Perché sa che ci sarà qualcosa di bello anche se non lo conosce già. La svolta – “Non serve essere grandi, serve essere giusti” Negli anni, mentre tanti festival crescevano in scala, noi ci siamo fermati. Abbiamo osservato. Ci siamo accorti che più cresceva il sistema, più diventava fragile. Più aumentavano i numeri, più si perdeva il contatto umano. Più aumentavano i cachet, più diventava insostenibile organizzare. La pandemia ha accelerato questa consapevolezza: non potevamo rincorrere gli standard imposti dal mercato. Dovevamo prenderci cura della nostra identità. Così nel 2023 abbiamo fatto una scelta forte: abbiamo deciso di essere LITTLE FARM FESTIVAL. Siamo ripartiti con una dimensione più contenuta, ma più armonica. Meno produzione, più relazione. Meno nomi, più esperienze. Tre eventi al tramonto tra boschi, ciclabili, spazi culturali, tra famiglie, arte ambientale, laboratori, danza e musica. E il pubblico ha risposto. Anzi: si è riavvicinato. Ha ringraziato. La provocazione – “FARM SECRET: line-up a sorpresa” L’anno dopo, 2024, abbiamo deciso di andare oltre: nasce FARM SECRET. Un festival dove non annunciamo la line-up. Le persone scoprono chi suona solo quando l’artista sale sul palco. Non importa se è emergente o famoso. È un’esperienza di fiducia, sorpresa, ascolto senza pregiudizi. La line-up viene pubblicata il giorno dopo, quasi come un atto poetico. È una piccola utopia? Forse. Ma è anche un gesto necessario. Perché oggi tutto è iper-annunciato, iper-venduto, iper-calcolato. E noi volevamo recuperare il gusto dello stupore. Come si faceva prima dello streaming, quando si andava a un festival per scoprire. Non siamo nostalgici: siamo solo convinti che si possa scegliere un’altra strada. Il messaggio – “Il pubblico è la nostra risorsa più importante” Se c’è una cosa che ci ha insegnato tutto questo, è che la risorsa più importante non è il cachet o il budget. È il pubblico fidelizzato. Quello che ti segue anche se non sveli il nome. Quello che torna perché sa che troverà cura, accoglienza, qualità. Quello che si lascia sorprendere e che vive il festival come un’esperienza di comunità, non come una checklist di artisti da postare. Conclusione – “Utopie necessarie” In un tempo dominato dalla velocità, dal mercato e dalla crescita infinita, noi abbiamo scelto una strada diversa: – la cura al posto del branding – la scoperta al posto del consumo – la relazione al posto dell’hype Vogliamo essere piccoli, ma liberi. Vogliamo creare un festival dove si possano ancora ascoltare i suoni, i passi sul prato, le voci dei bambini, il silenzio tra un pezzo e l’altro. Un festival che non sia un contenitore da riempire, ma un contenuto che lascia tracce. Perché le utopie non servono solo a sognare. Servono a resistere, reinventare e restare umani.

ECOLOGIA, POPOLARE

Stella Rossa Fest – Firenze

Un festival popolare, partecipato ed ecologico La settima edizione dello Stella Rossa Fest, organizzato da Arci Firenze, ha confermato il suo carattere profondamente popolare e partecipato. Non si tratta solo di un festival musicale, ma di uno spazio collettivo costruito da chi lo vive, aperto e accessibile, in cui la cultura non è un bene di consumo ma una pratica condivisa. Un festival costruito dalla comunità: Il cuore dello Stella Rossa Fest sono le volontarie e i volontari che ogni anno rendono possibile il festival. Quest’anno sono state ben 162 le persone coinvolte, di tutte le età, provenienti da circoli ARCI di Firenze e dalle organizzazioni studentesche delle scuole superiori e delle università. Dalla cucina alla radio, dal bar alla logistica, ogni area del festival è gestita in modo orizzontale, con ruoli distribuiti e grande attenzione alla formazione e alla collaborazione tra generazioni. Un percorso che dura tutto l’anno: La partecipazione non si esaurisce nei giorni del festival: al termine dell’edizione si tiene un momento di restituzione collettiva con un cenone e un’assemblea aperta. Da lì, già a partire da gennaio, si formano gruppi di lavoro che coinvolgono anche chi ha già fatto parte dell’organizzazione nelle edizioni precedenti. Questo processo continuo rafforza il senso di appartenenza e fa dello Stella Rossa un’esperienza che cresce nel tempo. Cultura accessibile e gratuita: Stella Rossa è un festival gratuito, pensato per essere realmente accessibile. Non solo l’ingresso è libero, ma anche molte delle attività e dei laboratori proposti sono gratuiti, permettendo a chiunque – in particolare alle famiglie del territorio – di partecipare. La proposta culturale è ampia e diversificata: ogni serata porta sul palco artistɜ e generi musicali differenti, con l’intento di parlare a pubblici diversi e valorizzare la pluralità delle espressioni artistiche. Un modello sostenibile e concreto di ecologia popolare: All’interno del festival è stata installata una ciclo-stazione per incentivare l’uso della bici al posto dei mezzi a motore. Le stoviglie utilizzate al ristorante e al bar sono tutte in ceramica recuperata dalla filiera dell’usato, grazie alla collaborazione con un’associazione locale. La raccolta differenziata è curata con attenzione e anche il merchandising del festival è realizzato con materiali certificati, provenienti da filiere etiche e sostenibili. Cene popolari e radici nei territori: Ogni sera, oltre alle volontarie e ai volontari fissi, cuochi e cuoche delle Case del Popolo di Firenze si alternano nella preparazione delle cene. È un modo per costruire ponti tra diverse realtà del territorio e mantenere vivo un legame con una tradizione popolare che ha sempre fatto della cucina un momento di incontro e condivisione.

ECOLOGIA, SPERIMENTAZIONE

Pamali Festival – Passo San Boldo (TV)

Il nostro festival, organizzato da PaMauro, utilizza bicchieri in plastica riutilizzabili e da quest’anno tutte le bibite e i cocktail sono in fusto, per ridurre ulteriormente la produzione di rifiuti. Per quanto riguarda la sperimentazione, cerchiamo di stabilire legami con le realtà sia locali che internazionali: quest’anno il festival ospiterà un’opera di un duo ecologista inglese (Hackroyd and Harvey) un’opera vivente creata con juta, semi d’erba e fotosintesi.

ECOLOGIA

ArciFesta – Mantova

Il festival mantovano verde ed ecologico ArciFesta è un festival organizzato da Arci Mantova che si svolge a Mantova per quattro settimane tra luglio e agosto. Quest’anno il tema portante dell’evento è la pace, accompagnato da approfondimenti che toccano anche questioni ambientali come, per esempio, la difesa delle acque. A partire dal 2015, l’organizzazione ha scelto la via del plastic free: tutte le stoviglie impiegate sono in polpa di cellulosa o marca B, entrambi materiali compostabili e biodegradabili. L’acqua in vendita è solo in forma di lattina, mentre per le volontarie e i volontari si utilizzano i boccioni. Da quest’anno l’illuminazione impiegata per le bancarelle viene gestita da accumulatori di corrente elettrica alimentati da pannelli solari, come per la gestione di impianto audio e luci dedicato ai talk. Il menù è al 50% vegetariano, tutti i prodotti sono del territorio inclusa la carne, proveniente da allevamento sostenibile di fornitori locali scelti. La raccolta dei rifiuti è differenziata al 100%: alla fine del festival si produce al massimo un solo bidone di indifferenziato.

ACCESSIBILITÀ, ATTRAVERSABILITÀ, SPERIMENTAZIONE

Jazz is Dead – Torino

Il festival che non può andare sold out Jazz is Dead è un festival medio/grande (circa 2000 persone) che si svolge a Torino; organizzato da Arci Torino e Jazz is Dead APS, si tratta di un evento non commerciale e riservato allɜ sociɜ Arci. Questa soluzione consente di mettere in atto una vera e propria pratica trasformativa: grazie al contributo destinato all’associazione, diventa possibile saltare la rigidità del biglietto commerciale, che prevede un numero finito di partecipanti. Jazz is Dead infatti non può andare sold out; il primo accesso è garantito alle prenotazioni online, il resto è a capienza: chi esce lascia il posto a qualcun altro. Il passaggio di persone all’interno del festival è, quindi, molto più ampio e non lascia fuori nessuno. La politica di pricing mira a garantire l’accessibilità economica dell’evento; infatti è possibile pagare il biglietto a un prezzo ridotto di 10 euro (rispetto ai 15 previsti) per mezzo di un’auto-dichiarazione basata sulla fiducia (non è richiesta alcun tipo di motivazione). Per favorire un approccio più diretto e umano tra le persone, l’ingresso avviene per mezzo di nome e cognome, evitando codici vari e processi spersonalizzanti. Rispetto al tema dell’attraversabilità, il festival garantisce un’area di decompressione per persone neurodivergenti o in difficoltà affidata a un’associazione di psicologi Arci: è un’area silenziosa fornita di una serie di oggetti utili al rilassamento e all’isolamento con assistenza garantita, oltre ad essere riferimento e rifugio in caso di violenza, molestie etc.Anche il percorso legato allɜ volontariɜ ha una sua importanza: si sviluppa in vari appuntamenti sia prima che dopo l’evento, mira a creare una comunità di volontariɜ che rifletta sulla questione del volontariato culturale e sul suo sfruttamento. I turni delle volontarie e dei volontari durante l’evento sono molto leggeri e hanno inoltre la libertà di svincolarsi dal servizio per seguire il proprio live preferito. L’assemblea dellɜ volontariɜ che viene a costituirsi alterna quindi la formazione all’attività sul campo. Il programma artistico mira a una proposta d’avanguardia, ricerca e sperimentazione che possa raggiungere un pubblico più ampio. La postura del festival è molto accessibile proprio per la commistione di stili e luoghi, ai momenti più alti si alternano intervalli di festa e stile popolare. Da 3 anni è stato allestito un grande parcheggio per le bici in uno spazio inutilizzato.

ACCESSIBILITÀ, ATTRAVERSABILITÀ, ECOLOGIA, PARTECIPAZIONE

Di gioco e di lotta, la festa dei circoli Arci – Roma

Un festival accessibile a tuttɜ: l’impegno di ARCI Festa a Labaro Quest’anno ARCI Festa (organizzato da Arci Roma) a Labaro ha scelto di lavorare su un’idea ampia di accessibilità, che va oltre le barriere fisiche e guarda alla sostenibilità, alla partecipazione e all’inclusione economica. L’intento è stato quello di rendere il festival uno spazio davvero aperto, attento ai bisogni di chi lo vive, e costruito in dialogo con il territorio. Prezzi bassi per una partecipazione più larga:Un altro aspetto centrale è stato l’impegno a mantenere prezzi bassi. In un contesto economico sempre più difficile, abbiamo voluto offrire un festival accessibile anche da un punto di vista economico: cibo, bevande e attività sono stati pensati per essere alla portata di tutte le fasce di reddito, nella convinzione che momenti di cultura e socialità debbano essere realmente inclusivi. Un festival costruito con il territorio:La partecipazione delle realtà locali è stata fondamentale. Fornitori del quartiere, associazioni, e abitanti hanno contribuito a definire l’identità del festival. Non solo ospiti, ma parte attiva della costruzione dell’evento: un modo per valorizzare le energie già presenti nel territorio e rafforzare il legame con la comunità. Una programmazione orizzontale e intergenerazionale:La programmazione è stata sviluppata insieme ai proponenti delle singole iniziative, evitando una visione verticale e lasciando spazio a un coinvolgimento ampio, intergenerazionale e paritario. Questo approccio ha permesso di costruire un programma vario, rappresentativo e condiviso, dove ogni voce ha trovato spazio Ecologia e accessibilità: acqua per tuttɜ:Tra le scelte concrete c’è stata l’attenzione all’accesso all’acqua potabile in più punti, garantita gratuitamente durante tutta la durata del festival. Una soluzione semplice ma importante per ridurre l’uso di plastica monouso e favorire un’esperienza più sostenibile e accessibile per tutte le persone presenti.

ACCESSIBILITÀ

Oltranza Festival – Torino

Oltre i limiti insieme Il nostro festival, organizzato da Soundset e Indiependence, promuove l’accessibilità dei luoghi e dei contenuti della cultura. Attraverso interventi di resa accessibile degli spazi, mediante l’utilizzo di innovative tecnologie e la traduzione in LIS di tutti i contenuti, il progetto si proclama portavoce di una musica senza barriere all’insegna dell’inclusione e della condivisione. [Il ricavato del festival è destinato a opere di abbattimento di barriere architettoniche in luoghi di arte e cultura non ancora accessibili e al finanziamento di una borsa di studio in Disability Managemente & Inclusive Thinking, presso la SAA di Torino]. Nello specifico, il festival garantisce la presenza di volontariɜ disponibili per accoglienza e supporto a persone sorde, persone cieche e persone con disabilità motoria, oltre alla possibilità di usufruire di un QR code, in loco, con audio descrizione degli spazi e del programma e di un altro QR code per accedere al menù leggibile dalla sintesi vocale. Un pannello ad induzione magnetica alla biglietteria facilita l’ascolto dei portatori di apparecchio acustico o impianto cocleare, insieme alle volontarie ai volontari a disposizione per mediazione LIS. Dal punto di vista strutturale, l’area spettacolo è accessibile a persone con disabilità motoria, come l’area bar e i servizi igienici; esiste inoltre un servizio di navetta gratuita per persone con disabilità, anziane o in temporanea difficoltà grazie alla collaborazione con Alatha ONLUS. Anche i contenuti artistici sono resi accessibili mediante traduzione in LIS (Lingua dei Segni Italiana) e sottotitolazione degli spettacoli. Sono disponibili gratuitamente cuffie wireless direttamente connesse alla sorgente sonora, destinate a utenti con apparecchi acustici, impianti cocleari o ipoudenti. Al fine di percepire le vibrazioni della musica sul proprio corpo, vengono distribuiti dei palloncini ed è inoltre disponibile uno zaino Subpac per persone sorde e/o ipoudenti.

ACCESSIBILITÀ, ECOLOGIA, PARTECIPAZIONE, POPOLARE

Rock Your Head Festival – Montebello di Bertona (PE)

Un evento di trasformazione e innovazione sociale e culturale Il Rock Your Head Festival, organizzato da Contratto Sociale APS, è un festival libero e gratuito e si distingue nel panorama abruzzese per la sua capacità di costruire nel tempo un’identità fondata sull’incontro tra marginalità sonore e marginalità territoriali, trasformando questi elementi in una leva di innovazione culturale. Il valore aggiunto del festival risiede nella sua natura processuale: non si configura come un semplice evento annuale, ma come un percorso permanente di sostenibilità sociale e culturale, capace di incidere nel tempo sullo sviluppo del territorio in cui si svolge. Inoltre, contrasta la mancanza di strutture ricettive con la gestione di un’area camping popolare dove poter rimanere durante i giorni del festival. La principale cifra distintiva del RYH è stata quella di arricchire l’esperienza, oltre la sola dimensione musicale, articolando la programmazione in forme molteplici e interconnesse. Negli anni, il festival ha saputo integrare linguaggi e pratiche differenti, abbracciando ambiti quali la rigenerazione urbana, la tutela ambientale, l’arte relazionale e l’incontro tra comunità. In questo modo, ha offerto ai partecipanti un’immersione profonda nella quotidianità e nel ritmo del paese, proponendosi come un’esperienza culturale integrata e totalizzante. Tale approccio si fonda su principi chiari, declinati in quattro direttrici fondamentali: 1. PARTECIPAZIONE – Coinvolgimento dal basso e valorizzazione delle competenze locali: Tutte le figure coinvolte nell’organizzazione del festival sono state selezionate attraverso un processo partecipativo che privilegia la prossimità territoriale e la valorizzazione dei saperi locali. Questo metodo ha favorito lo sviluppo di competenze formali, non formali e informali, consolidando nel tempo un know-how che resta a disposizione del territorio. La forte presenza di sociɜ residenti nella zona ha inoltre consolidato un rapporto di fiducia e corresponsabilità con la comunità locale e con l’amministrazione pubblica, elemento essenziale per garantire continuità e qualità nel lungo periodo. 2. PARTECIPAZIONE – Attivazione della cittadinanza e protagonismo giovanile: uno degli obiettivi centrali del festival è stimolare la partecipazione diretta della popolazione locale, in particolare delle nuove generazioni. Attraverso attività come escursioni, laboratori artistici, workshop e momenti di cittadinanza attiva, il festival promuove consapevolezza territoriale, inclusione e rispetto per l’ambiente. Questa attivazione produce senso di appartenenza e aiuta a contrastare l’emigrazione giovanile, offrendo opportunità concrete di crescita culturale e sociale direttamente nei luoghi in cui si vive. 3. ACCESSIBILITÀ – Riduzione del divario culturale tra città e aree interne: Il Rock Your Head Festival nasce per colmare il gap culturale che penalizza le aree rurali, storicamente escluse da circuiti artistici e musicali di qualità. Portare eventi culturali gratuiti, accessibili e di alto livello in un piccolo comune montano significa garantire pari diritti all’accesso alla cultura, promuovendo la coesione territoriale e facendo delle aree interne dei poli di innovazione sociale. 4. ECOLOGIA – Sostenibilità ambientale condivisa: L’attenzione all’ambiente si traduce in azioni concrete, come la campagna “RICONSEGNAMI – sono un bicchiere non un gadget”, che promuove l’uso e il riutilizzo dei bicchieri in plastica rigida. Non solo si invita i partecipanti a portarsi i propri bicchieri in plastica rigida da casa, ma si cerca di sensibilizzare alla riconsegna dei bicchieri al termine dell’evento. In questo modo si limita l’ulteriore produzione di plastica, seppur rigida, all’interno delle manifestazioni eventi. Inoltre, l’associazione mette gratuitamente a disposizione i bicchieri della campagna anche ad altre realtà associative, contribuendo a diffondere buone pratiche e a creare una cultura collettiva della sostenibilità e limitando la proliferazione di bicchieri in plastica rigida per ogni festival.